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Oggi torniamo su di un argomento che tanto vi ha appassionato quando abbiamo raccontato della valorosa Tomoe Gozen, ovvero le donne guerriere nell’Antico Giappone, le Onna-musha 女 武 者 o Onna-bugeisha 女武芸者. Queste che seguono sono note di alcuni studi e ricerche in merito alle nostre bellissime e letali guerriere.

Il cancelliere Tôin Kinkata (洞院公賢 1291-1360; cortigiano di alto lignaggio e scrittore) una volta citò nel suo diario personale una “cavalleria formata prevalentemente da donne” senza però fornire ulteriori spiegazioni. Inoltre, da quanto annotato, queste donne guerriere pare provenissero dalle terre occidentali del Giappone, da regioni lontane dalle grandi città e capitali dell’impero. Da questa nota si potrebbe dedurre che le donne dell’Ovest fossero maggiormente predisposte a combattere e scendere in battaglia. Su questo argomento sono ancora in corso dibattiti e studi.
Ovviamente, per la maggior parte dei casi, molte cose ci sono ancora sconosciute ed è per questa ragione che i ricercatori hanno dedicato una parte importante dell’Archeologia nipponica proprio a questo interessante argomento di studio.

Le scoperte archeologiche ci forniscono, fortunatamente, numerosi elementi affascinanti che potrebbero implicare un coinvolgimento, durante la lunga storia del Giappone, molto più ampio e significativo delle donne quali membri attivi negli eserciti rispetto a quanto si fosse potuto pensare in precedenza.
Recenti prove archeologiche confermano un coinvolgimento femminile di estremo rilievo in battaglia di quanto non sia indicato nei soli resoconti scritti. Questa conclusione si basa sugli scavi archeologici effettuati su tre tumuli di campi di battaglia. In un caso, nell’area della battaglia di Senbon Matsubaru tra Takeda Katsuyori (武田 勝頼 1546–1582) e Hojo Ujinao (北条 氏直 1562-1591) avvenuta nel 1580, test del DNA su 105 corpi rivelarono che 35 di loro fossero donne. Altri due scavi in aree interessate ad antiche battaglie hanno prodotto risultati simili.

È importante evidenziare che, come riferisce l’archeologo giapponese prof. Suzuki Hiroatsu, è abbastanza comune trovare ossa di donne o bambini nei siti in cui hanno avuto luogo assedi ai castelli, poiché di solito anche loro partecipavano alla difesa. Ma, nei tre casi citati, non vi era alcuna situazione d’assedio e nessun castello era sorto o sorgeva nelle vicinanze, quindi la conclusione provvisoria deve essere che le donne hanno combattuto negli eserciti come forza regolare benchè il loro coinvolgimento sia stato poco o per nulla evidenziato nei documenti antichi.

Il prof. Suzuki Hiroatsu, quasi con una vena romantica secondo il nostro parere, conclude affermando che queste donne erano venute sui luoghi di battaglia per combattere e morire e avrebbero potuto ragionevolmente far parte dell’esercito.

Nel trittico la scena di una battaglia in cui compaiono donne guerriere a cavallo.

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