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Il Museo d’arte orientale di Venezia è sito all’interno di Ca’ Pesaro nel sestiere di Santa Croce, vicino a Campo San Stae (Sestiere Santa Croce, 2076 – Fondamenta de Ca’ Pesaro – 30135 Venezia). Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo gestisce tramite il Polo museale del Veneto, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei. Il Museo d’Arte Orientale di Venezia è una delle maggiori raccolte d’arte giapponese del periodo Edo (1603-1868) in tutta Europa.

Come viene riferito nel sito ufficiale del Museo “Il grandioso palazzo, ora sede del Museo d’Arte Orientale e della Galleria Internazionale d’Arte Moderna, fu edificato nella seconda metà del XVII secolo, per volontà della nobile e ricchissima famiglia Pesaro, su progetto del massimo architetto del barocco veneziano, Baldassarre Longhena, cui si devono anche la Chiesa della Salute e Ca’ Rezzonico.
I lavori iniziarono nel 1659 a partire dal versante di terra, con il cortile caratterizzato dalle originali logge, che risultava completato entro il 1676; la prestigiosa facciata sul Canal Grande raggiunse il secondo piano già nel 1679 ma, alla morte di Longhena nel 1682, il palazzo era ancora incompiuto. I Pesaro ne affidarono il completamento a Gian Antonio Gaspari che lo portò a termine entro il 1710, rispettando sostanzialmente il progetto originario”.

La raccolta degli importanti pezzi appartenenti al museo si deve al principe Enrico di Borbone conte di Bardi. Dal 1887 al 1889, durante un lungo “viaggio intorno al mondo” compiuto con la moglie, Adelgonda di Braganza, il principe visitò l’Indonesia, l’Asia sud orientale, la Cina e trascorse circa nove mesi in Giappone acquistando oltre trentamila opere.

Al suo ritorno a Venezia Enrico di Borbone sistemò la collezione al secondo piano di Palazzo Vendramin Calergi. Successivamente, alla sua morte, nel 1905, la raccolta passò nelle mani della ditta viennese Trau che ne iniziò la vendita fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, che determinò il sequestro dei beni della ditta austriaca.

A conclusione del conflitto il patrimonio venne riconosciuto al governo italiano in conto riparazione dei danni di guerra. Nel 1925 Stato e Comune stipularono una Convenzione per sistemare a Ca’ Pesaro la collezione, ove si trova tuttora. A Eugenio Barbantini toccò il compito di allestire il nuovo museo di arte orientale in una dimora storica veneziana con stucchi e affreschi. In tre anni Barbantini provvide al trasferimento della raccolta da Palazzo Vendramin Calergi, all’adattamento della sede e all’allestimento del museo di cui fu direttore fino al 1950. Il 3 maggio 1928 si inaugurò il museo: esposizione d’arte giapponese del Periodo Edo (1603-1868) con una sezione cinese e una indonesiana.

Nelle sale dedicate al Giappone si ammirano armi e armature da parata appartenute ai signori feudali e ai samurai del Periodo Edo, selle e staffe in lacca da parata, una rara portantina per dama, dipinti su carta e seta, abiti dai preziosi ricami. Ben due sale sono dedicate a oggetti in lacca provenienti da corredi di nozze delle figlie di ricchi commercianti e feudatari, realizzati con la tecnica del makie, la lacca dorata impiegando polvere e lamine d’oro. Gli strumenti musicali sono eccellenti pezzi artistici usati per l’esecuzione dei principali generi di musica tradizionale giapponese.

Insomma una collezione davvero importante ed interessante. I pezzi appartengono prevalentemente al Periodo Edo (l’odierna Tokyo) o Tokugawa, dal nome della casata shogunale che resse le sorti del paese per oltre duecentocinquant’anni garantendo all’arcipelago un periodo di relativa pace caratterizzato da un isolamento quasi completo, ma non mancano opere più antiche, come per esempio una coppia di statue lignee del periodo Kamakura (1185-1392) o lame del periodo Muromachi (1392-1568).

La sezione cinese espone giade e porcellane di diverse manifatture. Nella sala dedicata all’Indonesia si trovano rari kris, tessuti batik e figure in cuoio del wayang, il teatro delle ombre indonesiano.

Per motivi di conservazione alcuni oggetti più delicati, come gli abiti, sono soggetti a esposizione a rotazione e custoditi presso magazzini di altri musei in Veneto.

Per informazioni:

http://www.beniculturali.it/

drm-ven.orientale@beniculturali.it

Tel. 041 524 1173

 

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