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Secondo appuntamento con le nozioni base dell’haiku, sempre più in dettaglio.

Regole

Nonostante sia estremamente breve e conciso il pensiero espresso nell’haiku, il cui argomento varia dall’emozione legata a qualcosa oppure la precaria esistenza umana, nel corso del tempo, trattandosi pur sempre di un componimento poetico, per la sua stesura, sono comparse delle regole.

Alcune le ho già indicate sopra, altre, più tecniche, ve le espongo qui:

  • Il kigo (季語)- l’ora del “qui e ora” o meglio il riferimento stagionale (le 4 stagioni classiche più il periodo in cui si festeggia il nuovo anno), è un elemento imprescindibile, tuttavia può non essere così immediato e intuitivo comprenderlo perché, avendo una funzione “evocativa” può essere qualsiasi cosa purché sia propria di un determinato periodo, esempio la rana di Bashō indica la primavera.

È tenuto così tanto in considerazione che esistono addirittura una sorta di glossari dei termini utilizzabili a seconda del periodo, chiamasi saijiki (サイジキ) e per quanto riguarda l’abitudine di usarlo ritroviamo il kigo persino nelle canzoni j-pop.

  • Il kireji (切れ字)- letteralmente “parola che taglia” è sostanzialmente una cesura, un po’ di difficile comprensione in 3 versi, ma che rende graficamente se si pensa che in origine l’haiku è scritto su una riga soltanto.

In Giappone esistono delle parole specifiche per questo compito [ya (や), kana (かな) e keri (けり) sono i principali usati attualmente, anticamente erano di più] che purtroppo non trovano il corrispettivo in altre lingue, per cui convenzionalmente viene indicato con un trattino o i segni di punteggiatura.

Questo elemento, anch’esso imprescindibile, ha la funzione inoltre di segnalare al lettore un ribaltamento semantico o concettuale, un capovolgimento di significato e una pausa implicita per creare una giustapposizione destinata a spingere il lettore a riflettere sulla relazione tra le due parti.

Tematiche, ovvero stati d’animo

Nello haiku, come ho detto precedentemente, l’argomento è vario, è il poeta che sceglie cosa descrivere, tuttavia fissa uno stato d’animo attraverso le immagini.

Tra i molti sentimenti presenti in un componimento i principali possono essere:

  • Sabi (寂): derivato dall’aggettivo sabishī 寂しい (“solitario”, “povero”, ma anche “scarno” o “avvizzito”), rappresenta quella “patina” che avvolge le cose esposte allo scorrere inesorabile del tempo.
  • Wabi (侘寂): letteralmente, “soffrire” o vivere “in solitudine e tristezza”, incarna un modello estetico dove la frugalità e la semplicità non sono viste come un ostacolo ma, all’esatto opposto, come un’irripetibile opportunità di comunione tra uomo e natura e, quindi, in ultima istanza, come manifestazione della verità poetica. Per altri autori, invece, wabi(侘, l’”inatteso”), cioè quel senso di stupore e meraviglia che proviamo di fronte alle cose apparentemente più semplici e “scontate”.
  • Mono no aware (物の哀れ): il “sentimento delle cose”, cioè la nostalgia, il rimpianto per il tempo che passa, la comprensione della mutevolezza e della caducità senza sofferenza.
  • Yūgen (幽玄): tradotto letteralmente come “profondità e mistero”, rappresenta lo stato d’animo prodotto dal fascino inspiegabile delle cose, il sentire un universo ‘altro’, colmo di misteriosa unità.
  • Karumi (軽み, “leggerezza”), la bellezza poetica riflessa nella sua semplicità, libera da preconcetti.
  • Shiori (しおり, “delicatezza”), il fascino che dai versi s’irradia verso il lettore, andando oltre la mera parola scritta, avvolgendo ogni cosa in un vago e indistinto alone di compassione ed “empatia”.

Tecniche

Principalmente ci sono 2 stili di redazione di un haiku: il primo chiamato “ichibutsu jitate” (いちぶつじたて letteralmente “un solo elemento”) presenta un unico concetto o immagine nel primo verso e poi il suo sviluppo nel secondo e conclusione nel terzo; più complesso il secondo metodo, chiamato “toriawase” (とりあわせ) dove ci sono due immagini in contrasto o complementari che si dispongono in 4 modi.

 

Forma 1

1° verso-immagine 1

2° verso-sviluppo

3° verso-immagine 2 complementare all’immagine 1 (nibutsu shōgeki にぶつしょうげき)

 

Forma 2

1° verso-immagine 1

2° verso-sviluppo

3° verso-immagine 2 opposta all’immagine 1 (torihayasi トリハヤシ)

 

Forma 3

1° verso-immagine 1

2° verso-immagine 2 complementare (nibutsu shōgeki にぶつしょうげき)

3° verso-sviluppo e conclusione della 2° immagine

 

Forma 4

1° verso-immagine 1

2° verso-immagine 2 opposta (torihayasi トリハヤシ)

3° verso-sviluppo e conclusione della 2° immagine

 

Così concludo il primo articolo sul tema, per ulteriori approfondimenti demando ai prossimi articoli.

Sisto Samantha

Info credits:

https://en.wikipedia.org/wiki/Haiku; https://it.wikipedia.org/wiki/Haiku; https://www.scambieuropei.info/haiku-poesia-giapponese/; https://www.sololibri.net/Haiku-cosa-sono-regole-piu-belli.html; https://www.lucacenisi.net/la-luna-e-il-cancello/ 

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