Reading Time: 3 minutes

Matsura no Sayohime, conosciuta anche odiernamente come Lady Sayo di Matsura (Lady Otohi o Otohihime in una fonte alternativa) è un’eroina leggendaria della mitologia giapponese; fu moglie di Ōtomo no Satehiko, generale giapponese del VI secolo, durante il Periodo Yamato.

Storicamente, per quello che possiamo sapere nonostante i secoli trascorsi, Satehiko, figlio di Ōtomo no Kanamura, guidò per due volte le forze nipponiche contro il regno coreano di Goguryeo, una prima volta nel 537 d.C. e successivamente nel 562.

Tornando alla leggenda che possiamo definire come la più nota questa ci racconta che nell’anno 537 il Giappone decise di inviare una flotta in aiuto di Kudara, uno dei tre regni che occupavano la penisola coreana poiché questo era minacciato dal vicino regno coreano di Silla e dalle forze della Cina della dinastia Tang.

Il generale Ōtomo no Satehiko fu inviato a prendere il comando della flotta che si trovava ormeggiata nella baia di Karatsu, precisamente nella città di Matsura.

In attesa della partenza, al generale furono assegnati attendenti e varie persone per assisterlo e tra queste vi era Sayohime. Fu amore a prima vista e dopo breve tempo i due si unirono in matrimonio. Purtroppo, il fato a volte è avverso con gli amanti, infatti poco tempo dopo Satehiko dovette partire con la flotta per la Corea.

Disperata, Sayohime si arrampicò sulle colline sopra Hizen e pregò con tale intensità perché lui ritornasse che fu trasformata magicamente in pietra. Un’altra versione vuole che Sayohime si arrampicò sulla cima del monte Kagami, gridando più volte il nome del marito e agitando una sciarpa fino a che non perse di vista la flotta. Non perdendosi d’animo, corse giù per la montagna, attraversò un fiume e giunse sull’isola di Kabe e qui dovette fermarsi. Per il dolore immenso si tramutò in pietra. Questo luogo viene ricordato come Hire-furi-no-mine, ovvero “ Picco della sciarpa che sventola”.

Curiosità

Nella raccolta di poesie Man’yōshū dell’VIII secolo si dice che per salutare il marito, che si trovava su una nave diretta in Corea per una campagna militare, ella si arrampicò sulla vetta di una certa montagna ed il suo dolore era così profondo che sembrava terribilmente straziata, addolorata e con il cuore oscurato come se la sua “anima fosse svanita”…

 Successivamente, la leggenda ebbe delle aggiunte; tra queste una che vuole che, dopo la partenza del marito, Sayohime sarebbe stata visitata dal sosia di Satehiko, il quale era in realtà un serpente. Secondo questa versione ricevette visite da costui per cinque notti di fila. Decisa a scoprire la vera identità di quest’uomo, legò un filo di “canapa” all’orlo dei suoi vestiti e lo seguì, apprendendo così la sua vera forma: un serpente che risiedeva in una palude. Successivamente dopo la sua scomparsa, vennero rinvenuti i suoi resti scheletrici in una palude. Esiste anche una versione fiabesca secondo cui la donna si sarebbe offerta in sacrificio a un dio serpente ma questo la volle risparmiare.

Un’altra variante racconta anche che ella lasciò cadere un prezioso specchio che era un regalo del marito e in seguito si giunse a credere che si fosse suicidata gettandosi nel fiume vicino tenendo stretto lo specchio. Questa variante è stata poi drammatizzata per il teatro Nō all’inizio del XV secolo.

 

Il motivo di Sayohime che agita la sua sciarpa dalla cima della montagna è stato illustrato in libri e xilografie come nelle immagini inquesto articolo.

 I suoi presunti resti pietrificati sono ospitati come uno shintai, o corpo di un kami, nel Santuario Sayohime, sull’isola di Kabe. L’attestazione leggendaria sulla sua pietrificazione su quest’isola è fornita in un resoconto tardivo dell’origine di questo santuario, conservato nel documento del XIX secolo chiamato Matsura komonjo. Questo documento dichiara che Sayohime in realtà non si fosse fermata al “Picco della sciarpa che sventola” dicendo addio al suo uomo, ma avesse continuato fino a raggiungere un punto da cui avrebbe visto un’isola vicina. Quindi sarebbe saltata su un peschereccio fino a quell’isola, chiamata l’isola di Himekami-jima, l’odierna isola di Kabe, dove sarebbe salita su un punto d’osservazione un po’ più  elevato e lì, per il dolore estremo e ormai rassegnata, si sarebbe trasformata in roccia. Gli studiosi identificano questo punto chiamandolo Tendō-dake.

 Sulla sua triste storia sono stati scritti racconti, opere teatrali e Sayohime è anche co-protagonista in manga, anime e videogames.

Antonio Vaianella

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Content is protected !!