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Continuiamo da dove abbiamo lasciato precedentemente, ovvero approfondendo ancora un po’ di Pratica.

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Pratica

Ora vediamo le posizioni da adottare.

In questa disciplina non è importante solo il tiro della freccia, ma tutto ciò che riguarda la pratica zen, a partire dall’arrivo al dojo, al momento in cui si indossa l’uniforme sino allo scoccare della freccia.

Il tiro può differire a seconda della scuola che si frequenta, tuttavia un particolare è sicuramente uguale per tutti: il lancio si articola in otto passaggi (shako hassetsu o shahō hassetsu 射法八節); ognuno di questi passaggi è la conseguenza di quello precedente e influenza inevitabilmente il successivo.

Lo spirito della disciplina esprime che solo il tiro correttamente eseguito in ogni suo passaggio raggiunge sempre il bersaglio anche se poi, ripetiamolo, non è nemmeno il bersaglio la cosa più importante da raggiungere, bensì sé stessi.

Anche se sono illustrate come otto azioni separate, nella pratica  sono una serie continua di movimenti in sequenza, fluidi e precisi; l’obiettivo è quello di colpire il bersaglio in modo preciso e pulito, ma il vero scopo dell’esercizio è quello di raggiungere una maggiore consapevolezza di sé e dell’universo attraverso l’esecuzione.

È bene inoltre ricordare che il kyūdō si sviluppa in due stili storici differenti: il bushakei, lo stile tradizionale in piedi e il kishakei, quello a cavallo, conosciuto meglio come reishakei (礼射系) o stile cerimoniale.

Inoltre l’arco può essere retto in due modi diversi: posizione obliqua (shamen no kamae) e posizione frontale (shomen no kamae).

Vediamo ora gli otto passaggi per un corretto lancio della freccia:

  1. Ashibumi (足踏み) è il posizionamento dei piedi; bisogna posizionarsi in modo stabile, con il corpo eretto, i piedi aperti e distanti tra loro tanto quanto la lunghezza della freccia, le ginocchia distese in modo naturale e l’arco e le frecce tenuti a livello dell’anca e sorretti dalla fascia che cinge i fianchi;
  2. Dozukuri (胴造り) una volta posizionati i piedi, la parte del corpo deve essere ben allineata e dritta; dalle anche in giù la muscolatura deve essere contratta, mentre dalle anche in su’ deve essere rilassata; l’estremità dell’arco appoggia sul ginocchio sinistro ed è tenuto in modo che la curva superiore sia allineata con il centro del corpo;
  3. Yugamae (弓構え)  è formato da tre movimenti preparatori: il primo si chiama torikake (取懸け) e regola la posizione del guanto mentre afferra il punto d’unione fra la corda e la cocca della freccia tenendo la freccia in posizione; il secondo, tenouchi (手の内), consiste nell’afferrare il legno dell’arco con la mano sinistra e con le dita unite, disponendo la mano in modo che la presa sia allineata appena sotto la freccia; il terzo movimento, dal nome monomi (物見), consiste nel guardare l’obiettivo con occhi calmi.
  4. Uchiokoshi (打起し) non è altro che l’innalzamento dell’arco in un movimento verticale verso l’alto mantenendo sempre la posizione yugamae; nello stile shomen uchiokoshi (正面打起し) il movimento è morbido e naturale e si innalza mantenendo la stessa posizione del corpo, staccando l’arco dal ginocchio sinistro e lo si innalza, mantenendolo parallelo all’asse del corpo; mentre nello stile shamen uchiokoshi (斜面打起し) il movimento è più energico, l’arco viene mantenuto aperto e il tiro viene eseguito di lato;
  5. Hikiwake (引分け)  in questa fase si tende l’arco; il modo di tenderlo è diverso a seconda dello stile, nello shomen ci sono due fasi di tensione: la prima, daisan (大三),  è un movimento preliminare della tensione effettiva dell’arco, durante questa fase la freccia viene mantenuta parallela al pavimento e al tiratore; il braccio di sinistra si tende mentre quello di destra si piega sul gomito allineando la mano che regge la corda appena sopra la testa; la corda deve essere tesa circa la metà della lunghezza della faccia; nella seconda fase invece, l’hikiwake vera e propria, l’arco è praticamente tirato al massimo;
  6. Kai (会)  significa incontro; è un modo per spiegare come tutti i passaggi siano collegati in una sequenza che porta a questo, cioè al rilascio della freccia; se i passaggi precedenti a questo sono stati eseguiti correttamente, il rilascio della corda diviene una conseguenza naturale delle fasi del tiro; il successo o no del lancio non è determinato dalla fine di questo passaggio ma dallo stesso e da come lo si svolge; questo passaggio si dice essere quello in cui risiede tutta l’essenza del kyūdō;
  7. Hanare (離れ)  se quello precedente ne è l’essenza, questo ne rivela il mistero; ogni tensione viene allentata, ogni emozione, sensazione, paura viene rilasciata; è il momento in cui scocca la scintilla, il momento della verità;
  8. Zanshin (残身 / 残心) dopo aver sganciato la freccia il tiratore non ha completato ogni passaggio, ne esiste ancora uno, questo, in cui si deve seguire la freccia guidandola con il pensiero verso il bersaglio come volerla accompagnare mantenendo totale attenzione su di essa; addirittura si pensa che questo passaggio sia la parte più impegnativa della disciplina che consiste nella concentrare delle proprie energie e le proprie attenzioni sulla freccia che va verso il bersaglio; solo quando la freccia avrà raggiunto il suo obiettivo allora il tiro sarà terminato e il tiratore ritornerà alla sua posizione iniziale (yudaoshi 弓倒し ) ripercorrendo tutti i passaggi perfettamente al contrario concludendo così il rituale.

Come potete vedere, il kyūdō ha veramente una lunga e antica storia alle spalle e gli stili in cui si può esibire un arciere sono davvero tanti, dal kyujutsu antico a quello più moderno; qualunque sia lo stile il fondamento del rito rimane comunque uno solo: filosofia zen applicata al tiro con l’arco.

Il kyūdō oggi

Nelle competizioni promosse dalla International kyūdō federation (IKYF), il merito discende da una valutazione che combina l’efficacia del tiro, la corretta esecuzione dei movimenti e delle posizioni di base (kimontai) e l’assenza di attaccamento nel colpire il bersaglio.

In Giappone, come spesso si vede in molti anime, gli studenti hanno la possibilità di unirsi a vari club scolastici, tra cui vi è anche quello di kyūdō, che offrono non solo l’occasione di imparare quest’arte, ma vengono considerati una parte importante del sistema educativo, poiché diventa modo per sviluppare disciplina, concentrazione e autocontrollo; inoltre insegna anche l’importanza della perseveranza e della determinazione, poiché, come detto precedentemente, ci si deve dedicare molto tempo e fatica per diventare abili.

Il kyūdō viene spesso descritto come un’arte perché richiede un equilibrio perfetto tra mente e corpo, e questo è evidente nel modo in cui viene insegnato e praticato in questi club, dove gli studenti imparano a concentrarsi sulla respirazione, sulla postura e sull’esecuzione dei movimenti, tutti elementi che sono cruciali per diventare un bravo arciere.

Continueremo la prossima volta con gli Insegnamenti spirituali legati a questa disciplina.

Sisto Samantha

Info credits:

https://it.wikipedia.org/wiki/Ky%C5%ABd%C5%8D;

https://www.giappominkia.com/kyudo-tiro-arco-giappone/;

https://www.autodesk.com/it/design-make/articles/arco-giapponese;

http://www.arcoroma.net/il-tiro-con-larco-giappone/#:~:text=L’arco%20Giapponese,-L’arco%20utilizzato&text=%C3%88%20;

https://www.accademiaromanakyudo.it/;

https://www.associazioneitalianakyudo.it/;

http://www.velieronirico.it/kyudo-tiro-con-larco-giapponese/;

https://sakuramagazine.com/arti-marziali-kyudo (tutti i link);

https://uppsalakyudo.se/english/information/glossary.html 

Photo credits:

http://www.accademiaprocesi.it/kyudo/;

https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=pfbid02w4U1fzeszPaCMT1sYUvBGKSYUA4pojAFo7zFJtZdFUWtzUC5iU8PNYeG1YXXGFsPl&id=100088106405778&post_id=100088106405778_pfbid02w4U1fzeszPaCMT1sYUvBGKSYUA4pojAFo7zFJtZdFUWtzUC5iU8PNYeG1YXXGFsPl

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