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Kōbō Daishi 弘法大師(Shikoku 四国 – 774 – 835) fu un monaco buddhista giapponese, 8° Patriarca riconosciuto del Buddhismo nipponico Shingon. Entrò a 19 anni nell’ordine col nome religioso di Kūkai 空海. Nell’804, nel Periodo Heian, si recò in Cina e al suo ritorno iniziò a predicare la dottrina della Scuola Shingon (真言 – in cinese “vera parola”, traduzione del sanscrito mantra).
In Cina egli apprese le pratiche tantriche della scuola Vajrayāna ed al suo ritorno portò con sé numerosi testi, deciso a importare la scuola nel suo Paese. Nel tempo elaborò la propria visione delle pratiche e delle dottrine basate sul culto del Buddha Cosmico Vairocana, che nella scuola è venerato come Mahāvairocana Tathāgata (大日如来 Dainichi Nyorai).
In seguito, nell’anno 816, fondò il tempio Kongōbu-ji金剛峯寺 sul Monte Koya((高野山 Koya-san), nella penisola di Kii (紀伊半島, Kii Hantō), a sud della città di Osaka, nella prefettura di Wakayama. Questo divenne uno dei maggiori luoghi di culto di tutto il Giappone. A Kōbō Daishi è altresì attribuita l’invenzione del sillabario Hiragana. Kobo fu anche un grande calligrafo e fondatore di una scuola di quest’arte.
Dopo la sua morte, l’imperatore Daigo gli conferì il titolo, con cui oggi lo ricordiamo, di Kōbō Daishi, ovvero “Il gran maestro che divulgò la Legge”.
Egli ora riposa nel Cimitero chiamato Oku-no-in (奥の院), luogo mistico e sacro del Monte Koya e il più grande del Giappone. Immerso in una foresta di cedri altissimi, vi si arriva superando il “primo ponte” (Ichi-no-hashi), e dopo aver percorso un sentiero lastricato di circa due chilometri si giunge al mausoleo di Kōbō-Daishi. Ai lati di questo sentiero si trovano centinaia di alberi e circa 200.000 pietre tombali. La leggenda vuole che Kōbō-Daishi non sia mai davvero morto, ma che sia in uno stato perenne di profonda meditazione nell’attesa dell’arrivo di Miroku Nyorai, il Buddha del Futuro. Nel frattempo egli, con la sua eterna meditazione dà sollievo alle anime che chiedono la salvezza.
Secondo la tradizione della Scuola Shingon, non esistono quindi morti nell’Oku-no-in, ma spiriti in attesa del Buddha del Futuro. Quando questi arriverà e Kōbō-Daishi uscirà dal suo stato meditativo, allora tutte le anime che nel cimitero attendono e che riposano nelle sculture, o i cui capelli e le ceneri sono state poste dai parenti davanti al mausoleo di Kukai stesso, si incammineranno verso la salvezza.
Molto c’è da raccontare ancora sia su Kukai (la sua vita fu davvero estremamente interessante) che sulle leggende del Cimitero Oku-no-in e sugli spiriti che vi dimorano e prossimamente torneremo su questo affascinante e misterioso argomento come tratteremo anche del “Cammino degli 88 templi sull’isola di Shikoku” (un pellegrinaggio parallelo al Cammino di Santiago di Compostela), legato proprio a Kōbō-Daishi.

 

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