Shinji Yamamoto. Il giapponese che accese il fogolâr friulano a Tokyo
Quando si parla di emigrazione friulana nel mondo, il pensiero corre subito alle Americhe, all’Australia, all’Europa del Nord. Molto più raro è immaginare un fogolâr acceso a Tokyo, tra i grattacieli e i quartieri silenziosi della capitale giapponese. Eppure, proprio lì, nel cuore del Sol Levante, un uomo nato dall’altra parte del mondo ha saputo custodire, studiare e trasmettere una delle lingue più intime e identitarie d’Europa: il friulano. Il suo nome era Shinji Yamamoto Metodi (1962-2022).
Il nome Metodi, che accompagna quello di Shinji Yamamoto in numerosi necrologi e comunicazioni ufficiali, era un nome di battesimo assunto in età adulta in ambito cristiano. Per questa ragione compare frequentemente nella documentazione commemorativa e nei messaggi ufficiali diffusi dalle istituzioni friulane e dalle comunità di emigranti.
La sua storia è quella di un incontro autentico tra culture lontane, reso possibile dalla linguistica, dalla curiosità intellettuale e da un profondo rispetto per le lingue minoritarie. Yamamoto non fu un semplice studioso straniero affascinato dall’Italia: divenne, nel tempo, una figura riconosciuta e stimata all’interno della comunità friulana, tanto da essere ricordato come il “padre” del Fogolâr Furlan di Tokyo.
Un linguista giapponese e l’amore per la marilenghe
Nato in Giappone nel 1962, Shinji Yamamoto intraprese studi universitari in Lingua italiana presso l’Università di Tokyo. Fin dall’inizio, il suo interesse non si limitò all’italiano standard, ma si estese alle varietà linguistiche locali, alle lingue minoritarie e ai sistemi dialettali europei. In particolare, fu attratto dal friulano, la marilenghe, lingua storica del Friuli, dotata di una struttura grammaticale autonoma e di una tradizione letteraria riconosciuta anche in ambito accademico.
Questo interesse lo portò a stabilire contatti con il mondo accademico italiano e, in modo particolare, con il Friuli. Tra il 1990 e il 1991 Yamamoto visse nella regione, immergendosi completamente nello studio della lingua e della cultura locali. Non fu un soggiorno marginale: frequentò ambienti universitari, partecipò a corsi specialistici e ottenne il diploma della Società filologica friulana per l’insegnamento del friulano nelle scuole elementari, un riconoscimento tutt’altro che scontato per uno studioso straniero.
In quegli anni collaborò con l’Università di Padova e con la Società filologica friulana nell’ambito di progetti dedicati agli studi geolinguistici delle lingue europee. Scrisse saggi e contributi sulle caratteristiche grammaticali del friulano, dimostrando una padronanza che colpì profondamente i linguisti locali. Non solo conosceva le regole della lingua, ma ne comprendeva le sfumature, le eccezioni e le varianti territoriali.
Chi lo incontrò in quel periodo ricordò sempre la sua capacità di discutere di morfologia e sintassi con precisione tecnica, alternando rigore scientifico e ironia personale. Un tratto che rimarrà costante in tutta la sua vita.
Dallo studio alla comunità: l’idea del Fogolâr in Giappone
Durante il suo soggiorno friulano, Yamamoto entrò in contatto anche con l’Ente Friuli nel Mondo, l’organismo che coordina e sostiene le comunità friulane all’estero fin dal 1953. In quel contesto maturò un’idea che, allora, sembrava quasi visionaria: creare un Fogolâr Furlan anche in Giappone.
La presenza friulana nel Paese non era numerosa né strutturata come in altri continenti. Si trattava soprattutto di professionisti, ricercatori, imprenditori e persone legate al Giappone per lavoro o per relazioni personali. Yamamoto intuì che proprio quella dimensione ridotta poteva diventare un punto di forza, favorendo relazioni strette, scambi culturali autentici e un dialogo diretto con la società giapponese.
L’idea rimase per anni in gestazione, fino a trovare la sua realizzazione il 19 luglio 2013, data ufficiale della nascita del Fogolâr Furlan di Tokyo. L’inaugurazione avvenne presso l’Ambasciata italiana in Giappone, alla presenza di rappresentanti istituzionali, membri dell’Ente Friuli nel Mondo e della comunità friulana residente.
Fu Yamamoto a tenere il discorso inaugurale. Lo fece interamente in lingua friulana. Un gesto simbolico e potente: un giapponese che parlava la marilenghe davanti a friulani emigrati e a ospiti internazionali. In quel momento, la distanza geografica tra Friuli e Giappone sembrò annullarsi.
Il Fogolâr Furlan di Tokyo: attività, lingua, convivialità
Sotto la guida di Shinji Yamamoto, il Fogolâr Furlan di Tokyo divenne rapidamente un punto di riferimento culturale. Non un semplice circolo nostalgico, ma uno spazio vivo di incontro, studio e socialità.
Tra le attività promosse vi furono corsi di lingua friulana, incontri di approfondimento culturale e serate dedicate alla storia e alle tradizioni del Friuli. Yamamoto seguiva personalmente gli aspetti linguistici più complessi, dalla grammatica alla toponomastica, adattando i contenuti a un pubblico eterogeneo, composto sia da friulani sia da giapponesi interessati.
Non mancavano i momenti conviviali, con la preparazione di piatti tradizionali come il frico, la polenta e la gubana. Occasioni che non erano semplici cene, ma veri rituali identitari, in cui la lingua friulana veniva parlata, ascoltata e condivisa.
Tra gli aneddoti più ricordati vi è la cura quasi affettuosa con cui Yamamoto si occupava dei simboli del Fogolâr: dalla produzione di materiali commemorativi alla realizzazione di piccoli segni identitari, gesti che contribuivano a rafforzare il senso di appartenenza e continuità della comunità.
La stima del mondo accademico e istituzionale
La figura di Shinji Yamamoto era ben nota anche fuori dal Giappone. Federico Vicario, presidente della Società filologica friulana, lo ricordò come un collega conosciuto ai tempi degli studi di Glottologia all’Università di Padova, sottolineando la sua passione non solo per il friulano, ma anche per altre lingue dell’arco alpino, come il ladino.
Per l’Ente Friuli nel Mondo, Yamamoto rappresentava un caso unico: l’unico giapponese capace di leggere, scrivere, parlare e insegnare in friulano. Un riconoscimento che non nasceva dall’enfasi retorica, ma da una valutazione concreta delle sue competenze e del suo impegno.
La sua attività di ricerca e collaborazione si inserì nel medesimo contesto scientifico che portò allo sviluppo dell’ASLEF, uno dei pilastri della linguistica friulana contemporanea, contribuendo al più ampio quadro degli studi storici, linguistici ed etnografici sul territorio.
La scomparsa e l’eredità
Il 9 febbraio 2022, dopo una lunga malattia, Shinji Yamamoto si spense all’età di 60 anni. La notizia suscitò un’ondata di cordoglio tra i friulani nel mondo e tra coloro che lo avevano conosciuto come studioso e come uomo.
Il Fogolâr Furlan di Tokyo lo salutò definendolo il proprio “padre” e ringraziandolo per l’entusiasmo, l’ironia, la curiosità instancabile e l’amore sincero per la Patrie dal Friûl. Un amore che non nasceva dal sangue o dalla nascita, ma dalla scelta consapevole di dedicare una vita allo studio e alla trasmissione di una lingua.
Un ponte che resta
Oggi il Fogolâr Furlan di Tokyo continua la sua attività, inserito nella rete mondiale dei Fogolârs. La sua esistenza è, in sé, l’eredità più concreta lasciata da Shinji Yamamoto: un ponte culturale stabile tra Friuli e Giappone, costruito con pazienza, competenza e rispetto.
La sua storia dimostra come le lingue minoritarie non siano fragili reliquie del passato, ma strumenti vivi di dialogo, capaci di attraversare continenti e generazioni. E come, talvolta, siano proprio gli sguardi più lontani a riconoscerne fino in fondo il valore.
— Antonio Vaianella


